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Società
RIDIMENSIONARE LA CRISI? I NUOVI DATI SULL'ANDAMENTO DELLA POVERTÀ IN ITALIA
Scritto da Redazione   
giovedì 29 luglio 2010

I dati sulla povertà in Italia appena diffusi dall’Istat e dalla Commissione contro l’esclusione sociale (rispettivamente il 15 e il 21 luglio) rilevano la sostanziale stabilità del fenomeno. Nel 2009, risulta povero in termini relativi (sulla base della spesa media per consumi) il 10,8% delle famiglie e il 13,1% degli individui.

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Istat, disoccupazione record!!!Quasi il 30% dei giovani è senza lavoro!!
Scritto da Redazione   
martedì 01 giugno 2010

Secondo l'istituto di statistica il numero di persone senza lavoro è il più alto dal quarto trimestre del 2001. In aprile, 307 mila occupati in meno rispetto a un anno prima. Boom di disoccupati anche nell'Eurozona. Disoccupazione record in Italia ad aprile: il tasso ha raggiunto l'8,9 ad aprile, ancora in crescita rispetto all'8,8% di marzo. Lo rileva l'Istat, precisando che si tratta del dato peggiore dal quarto trimestre del 2001. Particolarmente impressionante il dato sull'occupazione giovanile: quasi un ragazzo su tre non ha un lavoro.

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Non autosufficienza: il welfare dei distretti sociali
Scritto da Redazione   
martedì 11 maggio 2010

La possibilità di migliorare la rete di interventi per i non autosufficienti si gioca – in misura rilevante – al livello degli ambiti distrettuali. Dove amministratori, dirigenti e operatori dispongono di margini importanti per determinare gli accessi, la qualità dei servizi, le priorità di investimento.
E’ un cantiere aperto, un laboratorio di iniziative, sperimentazioni, progetti. Il cui buon esito si gioca in particolare su tre partite: la necessità di costruire regole condivise; la necessità di dare nuovi impulsi a sostegno della domiciliarità;  la necessità di dotarsi di un governo di sistema. Vediamole distintamente.

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POLITICHE PER LA NON AUTOSUFFICIENZA: UNA RIFORMA POSSIBILE
Scritto da Redazione   
martedì 11 maggio 2010

L’invecchiamento della popolazione e le crescenti difficoltà delle famiglie ad erogare prestazioni informali di cura rendono il tema dell’assistenza di lungo termine alle persone non autosufficienti  di grande rilevanza nel dibattito di politica sociale. L’invecchiamento della popolazione e le crescenti difficoltà delle famiglie ad erogare prestazioni informali di cura rendono il tema dell’assistenza di lungo termine alle persone non autosufficienti  di grande rilevanza nel dibattito di politica sociale.

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CHI SONO I POVERI IN ITALIA?
Scritto da Redazione   
martedì 11 maggio 2010

Nel numero di Panorama dell’8 aprile di quest’anno, Luca Ricolfi accusa la Caritas italiana di “maneggiare le cifre”, indicando in 8 milioni il numero dei poveri. Tale dato sarebbe scorretto, poggiando su una definizione relativa di povertà che è piuttosto una definizione di disuguaglianza. Nel numero di Panorama dell’8 aprile di quest’anno, Luca Ricolfi accusa la Caritas italiana di “maneggiare le cifre”, indicando in 8 milioni il numero dei poveri. Tale dato sarebbe scorretto, poggiando su una definizione relativa di povertà che è piuttosto una definizione di disuguaglianza.

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Noi donne, meno libere di vent'anni fa
Scritto da Redazione   
martedì 20 aprile 2010

Una società asfittica che guarda indietro, non accetta nuove figure femminili. E' vero: «Siamo sole»

Il movimento femminista non ha liberato le donne, scriveva sabato sul Corriere Susanna Tamaro. Ed è vero. Per essere libere bisogna avere opportunità, e diritti. E invece: dopo le prime, vitali (per molte donne sì, vitali) conquiste, come il diritto a interrompere una gravidanza, le femministe-guida d'Italia sono andate dove le portava l'ombelico. Invece di battersi per quote sul lavoro e asili nido, hanno passato svariati anni a discutere di «pensiero della differenza». Lasciandosi indietro milioni di donne che avrebbero appoggiato (avrebbero beneficiato di) battaglie liquidate come «emancipazioniste», come se fosse una parolaccia. Rimanendo in pochissime, fino a implodere. Attorcigliandosi a discutere di corpi ed embrioni fino a raggiungere (alcune) l'opposto estremismo: prima praticavano aborti, ora vogliono impedire ai corpi delle (altre) donne di concepire con la fecondazione assistita se non maritate, o di abortire.
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La rimozione del femminismo
Scritto da Redazione   
martedì 20 aprile 2010

«Il Movimento è stato estromesso dal racconto corrente della società e della politica italiana»

C’è un cortocircuito tra l’articolo di Susanna Tamaro dello scorso sabato, e il titolo scelto dal Corriere della Sera che l’ha ospitato: «Il femminismo non ha liberato le donne». Quando l’autrice di Và dove ti porta il cuore scrive: «Le grandi battaglie per la liberazione femminile sembrano purtroppo avere portato le donne a essere soltanto oggetti in modo diverso», non nega le battaglie per la libertà delle donne, eppure ne rovescia l’esito. Non c’è stata liberazione, solo un cambiamento di forme, dice. La prova? Le sciagurate ragazze di oggi, che si propongono come puro apparire, praticano la promiscuità come se fosse bere un bicchiere d’acqua e si affidano alla chirurgia estetica. Non è ben chiaro se Susanna Tamaro pensi a una colpa originaria oppure a un fallimento di buone intenzioni. È curioso che nel suo articolo, che parte da ricordi di un passato a cui l’autrice ha partecipato, manchi il senso del tempo. Nell’eterno presente in cui si rispecchia l’angoscia – autentica, sembra – della conclusione: «siamo in mille, ma siamo sole», non c’è storia, non ci sono le voci, le fisionomie vere delle protagoniste di queste vicende. Che la tirannia del corpo e della bellezza sia propaganda, una potente campagna di immagine imposta alle donne, un’arma per bloccare, anzi meglio azzerare i risultati di quella liberazione è un pensiero che non sfiora la scrittrice, che pure parla della sensazione, provata negli anni Settanta « di trovarsi sulla prua di una nave e guardare un orizzonte nuovo, aperto, illuminato dal sole di un progresso foriero di ogni felicità».

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Le ragazze non sono un esercito di Barbie
Scritto da Redazione   
martedì 20 aprile 2010

«Brave studenti, progettano un futuro non solo di lavoro e famiglia. Grazie al Femminismo»

Non si può passare sotto silenzio l’articolo di Susanna Tamaro, pubblicato a pagina 56 del Corriere del 17 aprile Il femminismo non ha liberato le donne. Non si può passare sotto silenzio perché si tratta di uno scritto che, ad essere benevole, è semplicistico e superficiale, a non esserlo, è tendenzioso e manipolatorio. Ed è quasi augurabile che queste siano le intenzioni dell’autrice che, altrimenti, dimostrerebbe soltanto di essere molto ignorante su quello di cui va parlando. Ammette infatti la Tamaro di non aver partecipato al Movimento femminista, pur appartenendo alla generazione «ragazze negli anni ’70», e che non vi abbia partecipato è più che evidente, poiché sembra non saperne nulla e riduce il Movimento a una pratica di aborti casalinghi e voli per Londra con donne pronte ad abortire quasi al termine della gravidanza.

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Il femminismo non ha liberato le donne
Scritto da Redazione   
martedì 20 aprile 2010

La mia generazione ha combattuto la battaglia per la parità tra i sessi e l’aborto. Oggi l’appiattimento ha cancellato le identità. Tutti i messaggi si concentrano sul corpo: siamo passati dall’angelo del focolare alla mistica della seduzione.

Appartengo alla generazione che ha combattuto, negli anni della prima giovinezza, la battaglia per la libertà sessuale e per la legalizzazione dell’aborto. La generazione che nei tè pomeridiani, tra un effluvio di patchouli e una canna, imparava il metodo Karman, cioè come procurarsi un aborto domestico con la complicità di un gruppo di amiche. Quella generazione che organizzava dei voli collettivi a Londra per accompagnare ad abortire donne in uno stato così avanzato di gravidanza da sfiorare il parto prematuro. È difficile, per chi non li ha vissuti, capire l’eccitazione, l’esaltazione, la frenesia di quegli anni. La sensazione era quella di trovarsi sulla prua di una nave e guardare un orizzonte nuovo, aperto, illuminato dal sole di un progresso foriero di ogni felicità. Alle spalle avevamo l’oscurità, i tempi bui della repressione, della donna oggetto manipolata dai maschi e dai loro desideri, oppressa dal potere della Chiesa che, secondo gli slogan dell’epoca, vedeva in lei soltanto un docile strumento di riproduzione. Erano gli anni Settanta.
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La pagella diventa a pagamento
Scritto da Redazione   
mercoledì 10 marzo 2010

Dopo i tagli, via al “contributo volontario” fino a 200 euro l'anno. Genitori in rivolta Dopo i tagli, via al «contributo volontario» fino a 200 euro l'anno. Genitori in rivolta. Angelo abita a Torre Annunziata, è disoccupato, soldi in tasca ne capitano pochi. Quest’anno la sua scuola, il secondo circolo didattico Giancarlo Siani, gli ha rifiutato l’iscrizione dei tre figli mandandogli i bollettini di quello che, in genere, viene definito «contributo scolastico», una cifra che gli istituti chiedono a titolo volontario alle famiglie per aiutarli a far quadrare i conti, ma che invece da un po’ di tempo si sta trasformando in un obbligo a cui non tutti vogliono sottostare. Angelo non aveva pagato lo scorso anno.

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Cattiva educazione
Scritto da Redazione   
mercoledì 10 marzo 2010

Questi sono giorni cupi per chi - per condizione esistenziale o per mestiere - assolve a funzioni educative. Infatti la vicenda delle liste elettorali ha molte conseguenze nella vicenda politica e in quella relativa al più vasto patto tra cittadini e tra questi e le Istituzioni.
Ma rappresenta anche una ferita mortale a quella decisiva funzione umana che è l'educare.
Noi tutti, infatti, possiamo pretendere di educare i nostri figli, gli alunni o chi da noi vuole imparare un'arte o uno sport, solo se sono salvate alcune inderogabili condizioni. Se ci assumiamo il carico dell’esempio e del modello da fornire e, dunque, curiamo noi per primi la coerenza tra i proponimenti dichiarati e i comportamenti. Se presidiamo con costanza le procedure, le regole e i limiti, permettendo, in tal modo, ai più giovani di potervi fare i conti attraverso la adesione progressiva, per prove ed errori.

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