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Chiamparino e Vendola, prove di leadership?
Scritto da Redazione   
giovedì 24 giugno 2010

L’agonia della forma partito, la frammentazione sociale, la crisi economica. In che modo la sinistra può reagire a questi processi in atto, offrendo una alternativa credibile al populismo di Berlusconi e al sindacalismo territoriale leghista?
A confronto, Sergio Chiamparino e Nichi Vendola, riuniti dal direttore di Reset per diradare la nebbia.
Il sindaco di Torino e il leader di Sinistra e libertà hanno profili politici diversi; in comune, come afferma Bosetti in apertura, «il rapporto diretto con la cittadinanza, l’indipendenza dagli apparati, la volontà di guardare fuori dal perimetro dei partiti».

Proprio sulla forma partito i due parlano subito chiaro. «In una società frammentata, ridotta a mucillagine, i partiti si spappolano, diventano lobby, microcaste», afferma il governatore della Puglia. Colpa dei dirigenti? Tutt’altro. «Se il corpo sociale si squaglia si squagliano anche i partiti, che ne sono lo specchio».
Chiamparino concorda: «c’è bisogno di aprire un dibattito sui temi strategici per disegnare una linea politica della sinistra, un soggetto politico più ampio che sappia guardare anche fuori del partito. In caso contrario, c’è il rischio che il Pd si trasformi in un comitato elettorale». 
I due si sono apertamente rivolti l’uno all’altro riconoscendosi reciproci e diversi meriti. «La sfida di Vendola è positiva e va raccolta - afferma Chiamparino. Basta parlare di centro-sinistra, parliamo di ‘sinistra’ tout court». Vendola, da parte sua, si rivolge al Sindaco di Torino facendo autocritica. “L’operazione Olimpiadi? L’abbiamo avversata perché non l’abbiamo capita. La città di Torino? Un esempio di civiltà e democrazia, un luogo di convivialità delle differenze da cui c’è molto da imparare».
Ecco quindi che il tema della forma partito confluisce nel suo  terreno d’origine, la frammentazione sociale.
«Negli ultimi trent’anni sono saltati i luoghi sociali: dai luoghi del lavoro a quelli della vita familiare ai luoghi della vita urbana».
In particolare, sottolinea Vendola, «non esiste più il mondo del lavoro; il lavoro è diventato un fatto individuale, una questione privata», le ultime modifiche allo Statuto dei lavoratori proposte dal Ministro Sacconi ne sono l’ennesima testimonianza. In questo modo, insieme alla “delocalizzazione della famiglia” e all’emergere di un modello urbano figlio dell’alleanza tra rendita fondiaria e speculazione edilizia (le città à la Corviale), è saltato completamente il ruolo svolto dalle sezioni e «sono scomparsi anche i partiti come luoghi di significazione sociale della politica». Ricostruire, «deporre le armi per non ritrovarsi con tante sinistre in un presente sinistro» è l’esortazione di Vendola.
Bisognerà ripartire dal ‘radicamento sul territorio’? Sulla plurievocata ‘presenza sul territorio’ il sindaco di Torino fuga ogni dubbio: «il Pd è radicato sul territorio quanto la Lega. Il punto è quel che si fa sul territorio». Si tratta di costruire un’alternativa che sappia far fronte alla frammentazione sociale di cui la sinistra subisce il contraccolpo in termini di sconfitta politica. Secondo il sindaco di Torino il primo passo è rinsaldare il nesso tra produzione di ricchezza e produzione di libertà, tra economia reale e democrazia, «rimettere al centro l’economia reale, investendo sui giovani, sugli immigrati e sulla ricerca». 
Questa scomparsa dell’economia reale e del lavoro dal palcoscenico della politica è testimoniata proprio dal fatto che a fare le spese della crisi finanziaria siano stati soltanto i lavoratori.
Non a caso la manovra finanziaria del governo è – come l’ha definita Vendola - una vera e propria operazione di «macelleria sociale», in cui «una crisi generata da quel che Marx avrebbe chiamato il ciclo della produzione di denaro a mezzo di denaro è stata scaricata interamente sulle spalle dei dipendenti pubblici». Inoltre, come afferma Chiamparino, «il taglio agli enti locali non fa che colpire i soggetti deboli». 
Ma allora come dare avvio a un processo di risignificazione sociale che sia in grado di essere alternativo alla ‘comunità del rancore’ proposta dalla Lega e allo stesso tempo non assuma un carattere buonista o predicatorio? Come ricostruire in sostanza uno spazio politico della sinistra? Chiamparino propone di combattere la finanziarizzazione dell’economia con la riappropriazione dell’economia reale in un contesto europeo e di ripartire dai beni pubblici; Vendola sostiene che questa possibilità si fondi su una nuova centralità del lavoro non solo come diritto ma anche come narrazione sociale. Lavoro e cosmopolitismo sono i due principi da cui può prendere avvio il rinnovamento della sinistra; ciò tuttavia implica anche un forte progetto politico europeo, che impedisca di subordinare il destino dell’Unione al consenso interno (come recentemente è avvenuto in Germania in vista delle elezioni in Renania-Westfalia) e che metta in campo un sistema di welfare adeguato. 
Tanto Chiamparino quanto Vendola lasciano inevasa la domanda sulla leadership; rimane problematico come si possa costruire un’alternativa politica innescando un nuovo processo di risignificazione sociale una volta messi da parte i partiti come  forma di mediazione tra elettori e rappresentanti.

 
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