| Congresso PD Riccione: mozione |
| Scritto da Redazione | |
| mercoledì 23 giugno 2010 | |
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Il PD è nato da un grande progetto di rinnovamento politico e in questi primi tre anni di vita ha cercato faticosamente di delineare i propri lineamenti identitari e le proprie prospettive programmatiche. Tuttavia, come ci indicano chiaramente anche i risultati delle ultime elezioni regionali, per corrispondere alle aspettative che la nascita del Pd aveva suscitato, per far crescere una nuova cultura politica vivace, inclusiva e aperta alle domande della società, per dare risposte ispirate a valori di libertà, giustizia e solidarietà abbiamo ancora un duro lavoro da fare. I nostri iscritti ed elettori ci chiedono di costruire un partito riconoscibile e vero, con una presenza puntuale sui temi che interessano i cittadini e reale sul territorio, plurale ma finalmente scevro da personalismi e protagonismi, nel quale le discussioni siano praticate sul piano politico e nelle sedi deputate, nel rispetto della linea e delle regole che democraticamente ci siamo dati, senza ricorrere ai media e alla visibilità data dai ruoli istituzionali per esercitare alla “vecchia maniera” pressioni sul dibattito interno. Dopo circa tre anni di scadenze dettate da continui turni elettorali, e relative primarie, ora è venuto il momento di ragionare sulla politica che il nostro partito vuole fare. Non dimentichiamo che abbiamo enormi possibilità di crescita, perché siamo la forza più credibile della città. Perciò non possiamo vedere nel congresso solo una fase burocratica: al contrario è l’occasione per lavorare seriamente sull’idea di partito e di città che vogliamo, sulle politiche che intendiamo mettere in campo e sull’organizzazione che dovremo darci per perseguire i nostri obiettivi. I temi politici 1) Ripensare il modello di sviluppo locale Siamo al centro di una crisi economica che, con il passare del tempo ha assunto dimensioni sempre più preoccupanti e sta facendo sentire i suoi effetti anche sul nostro territorio. Gli indicatori congiunturali e tendenziali relativi ai diversi comparti dell’economia mostrano infatti che il nostro territorio, pur manifestando una migliore tenuta rispetto ad altre aree del Paese, presenta un quadro di forte rallentamento e primi seri segnali recessivi sopratutto nei comparti industriali, con gravi ripercussioni sul rallentamento della dinamica occupazionale. Man mano che il tempo passa aumenta il numero di lavoratori e lavoratrici in cassa integrazione e di lavoratori che perdono o che rischiano di perdere il lavoro e con esso qualsiasi tipo di protezione sociale e si registra anche un aumento dei disoccupati e delle persone in cerca di occupazione. Per le imprese si riduce il mercato e, soprattutto, si verifica una crisi di liquidità che limita la capacità di investimento. Sono cresciuti i rischi non solo per il livello dell’attività economica ma anche per la capacità produttiva delle imprese, per l’occupazione e quindi per la tenuta del livello sociale di vita e in particolare delle fasce meno protette. Questo quadro fosco ci pone l’urgenza di ripensare il nostro modello di sviluppo locale, perché anche in un’area tra le più avanzate d’Europa per ricchezza e standard di benessere qual è l’Emilia-Romagna, la crisi sta cambiando assetti economici e funzioni sociali logorando gli effetti di contenimento degli ammortizzatori sociali e compromettendo l’efficacia delle politiche pubbliche in tema di sviluppo e coesione sociale. A ciò si aggiunge un fenomeno non meno preoccupante della crisi, che proprio in Italia raggiunge livelli tali da costituire una vera e propria emergenza nazionale: la disoccupazione giovanile. Da tempo il tasso della disoccupazione giovanile italiano è al di sopra della media europea, mentre quello generale si mantiene al di sotto. Ad Aprile 2010 (dati ISTAT) il tasso della disoccupazione generale è salito all’8,9% - il massimo dal 2001 - mentre quello dei giovani è schizzato al 29,5%. Di fatto una persona su tre sotto i 24 anni è senza lavoro, ma ciò che preoccupa di più è che cresce il numero degli ‘scoraggiati’, cioè di coloro che il lavoro hanno rinunciato anche a cercarlo. Sono i giovani che non sono né occupati in un lavoro né inseriti in percorsi di studio o formazione, i cosiddetti “neet”, (not in education, employment or training), giovani che stanno a casa dei genitori, ma non studiano né lavorano. Si tratta di 2 milioni di persone sotto i 30 anni. Stare lontani sia dal lavoro che dalla formazione impoverisce le competenze e le esperienze, diminuisce il livello di capitale umano sia dell’individuo che del contesto socio-economico in cui le persone vivono e lavorano. E ciò avrà conseguenze su tutta la collettività, soprattutto nel nostro paese, dove l’invecchiamento costante della popolazione, e con esso i costi crescenti di pensioni, assistenza sociale e sanità, richiederanno invece una forza lavoro sempre più dinamica e produttiva, capace di generare innovazione e redditi più alti. Ma in Italia il fenomeno della disoccupazione giovanile non sembra destare particolare allarme. Lo si tratta al massimo come questione generazionale e non si valutano fino in fondo la portata e le conseguenze del fenomeno sulla competitività futura del paese. Anzi, il crescente invecchiamento della popolazione spinge una società e un paese stanco e più propenso alla rassicurazione e alla conservazione nell’area della paura, consentendo il successo politico di chi sulla paura investe e restando indifferente all’esigenza di una politica nuova, che innanzitutto riporti il nostro paese nell’area della speranza. Soltanto da quanto riusciremo a mobilitare e a valorizzare il capitale umano delle nuove generazioni, aumentando i livelli di formazione e gli spazi di un loro contributo attivo nella società, dipenderanno le possibilità di sviluppo e di sostenibilità del nostro sistema economico e sociale. Un altro fenomeno infatti che non può essere trascurato è proprio quello dell’invecchiamento progressivo della nostra popolazione, che è diretta conseguenza del fatto che si fanno meno figli rispetto al passato – e l’immigrazione non è sufficiente a colmare questo scarto – e del fatto che le persone vivono più a lungo. Questo dato è destinato a diventare strutturale e a rimanere permanente nel futuro. Una trasformazione non solo demografica, ma che sta esercitando in modo consistente le sue ricadute anche in ambito economico, nella sfera sociale e politica. La nostra regione non è estranea a questo fenomeno, anzi l’Emilia Romagna nel panorama nazionale fa parte del gruppo di regioni (insieme a Piemonte, Liguria, Toscana, Umbria, Friuli Venezia Giulia) con la più bassa % di giovani sul totale della popolazione. Al 1° gennaio 2009 la popolazione di età inferiore ai 35 anni residente in Emilia Romagna ammontava a circa 1,5 milioni di persone, il 34% della popolazione residente. Complessivamente, negli ultimi dieci anni la popolazione tra 0 e 34 anni è cresciuta dell’1,9%, a fronte di un tasso di crescita della popolazione regionale nel suo complesso del 9%. Di conseguenza, la quota giovani sul totale della popolazione diminuisce e passa dal 36,5% del ’99 al 34% del 2009. All’interno di questa tendenza, le varie componenti (bambini, adolescenti, giovani) presentano andamenti differenziati. Mentre i bambini sono cresciuti del 28% (grazie all’aumento del tasso di natalità dovuto alla popolazione immigrata), più contenuto è stato il tasso di crescita degli adolescenti (+22%), mentre per quanto riguarda i giovani (18-34 anni), in dieci anni sono addirittura diminuiti di quasi il 12%. Gli effetti della ripresa del tasso di fecondità trainato dalla componente straniera e dalla crescita della popolazione straniera in generale (che ha una struttura per età più giovane) sono evidenti nell’analisi di questi dati. Tuttavia, il fenomeno dell’immigrazione è solo uno degli aspetti di tali mutamenti. Quello che sta accadendo è molto di più. Il nostro paese, prima ancora di altri, si sta trasformando da una società nella quale gli anziani avevano un peso demografico marginale, a una società nella quale l’invecchiamento sarà la norma. E invecchiamento, ovviamente, significa molte cose: che si vive più a lungo, che aumentano le aspettative di vita, ma anche molte conseguenze per la nostra vita organizzata, la spesa sanitaria, il costo delle pensioni, la crescente necessità di servizi alla persona. Significa anche che poco più di un terzo della popolazione della nostra regione dovrà in breve tempo caricarsi di molte responsabilità, se si vorrà continuare a vivere in un contesto economico e sociale coeso e positivo. Ed è a questi cittadini, quindi, che dovranno orientarsi con un’attenzione sempre maggiore le politiche pubbliche. Questo è ancor più vero nella situazione attuale di crisi economica, i cui effetti sociali ed economici rischiano di comportare esiti specifici sulle persone e non su tutte allo stesso modo. Proprio i giovani infatti rischiano di essere i più colpiti e su di essi rischiano di scaricarsi i costi della crisi in termini di ulteriore precarietà, incremento del debito pubblico e più debole prospettiva di welfare quando si troveranno nell’età adulta e anziana. Occorre dunque investire su politiche verso i giovani, politiche di sostegno alla famiglia e alla condizione di genitori, politiche di sostegno dell’occupazione femminile e politiche rivolte all’accrescimento e al rafforzamento dei diritti, per lo sviluppo di una cittadinanza responsabile. In questa prospettiva, le azioni che intersecano il mondo della scuola, della vita civile e del lavoro, divengono il principale campo di costruzione del cittadino di domani e condizione imprescindibile per una società futura accogliente e coesa. Dobbiamo unire il Paese in un dibattito più civile, unire le generazioni, unire il lavoro in una riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali che va portata a compimento, superando le segmentazioni e stimolando la partecipazione. Il vero punto di equilibrio lo dobbiamo trovare tra una società stanca che cerca rassicurazione e conservazione e i nuovi esclusi, i non rappresentati, i giovani senza diritti sul mercato del lavoro. Perché le risposte che vengono date a chi ha meno di 35 anni sono risposte date alle famiglie italiane senza limiti di età, anche perché sono queste in Italia a fare da welfare per i loro giovani, le donne e gli uomini cittadini di oggi e di domani. 2) Fiscalità locale, crescita economica e coesione sociale Con l’aggravarsi della crisi economica in queste ultime settimane e l’emergere in tutta la sua drammaticità della fragilità dei bilanci pubblici degli Stati europei che rende necessarie l’adozione di severe misure di contenimento della spesa pubblica e il progresso di riforme strutturali, mentre i maggiori Paesi europei, oltre ad intervenire su politiche di contenimento della spesa pubblica, stanno scommettendo sugli investimenti degli enti locali come volano per la ripresa dell'economia, in Italia invece – dove gli enti locali realizzano più della metà degli investimenti pubblici - le politiche restrittive del governo stanno provocando una netta diminuzione della capacità di spesa in conto capitale dei comuni e delle province, producendo effetti depressivi sull’economia. Gli investimenti effettuati dagli enti locali hanno infatti sempre svolto una funzione di stimolo assai efficace per l'economia locale (le opere piccole e medie hanno tempi di realizzazione mediamente assai inferiori rispetto a quelle di grande taglia), con particolare riferimento ad un settore in profonda crisi come quello delle costruzioni, formato da un tessuto di piccole e medie imprese. L'eliminazione dell'Ici prima casa per i comuni, il blocco di tutte le addizionali (Irap e Irpef) per gli enti territoriali, ironicamente deciso dal governo in attesa dell'attuazione del “vero” federalismo fiscale, sta mettendo in ginocchio le amministrazioni territoriali, privandole di strumenti di flessibilità del bilancio; un problema reso ancor più serio dal varo di un Patto di stabilità interno tanto asfissiante quanto “stupido” che oltre a bloccare le opere pubbliche rischia di compromettere l’effettiva erogazione di servizi essenziali. Il combinato disposto di questi elementi sta di fatto rendendo dipendenti le casse degli enti locali dalla dissipazione di una risorsa non rinnovabile qual è il suolo (oneri di urbanizzazione, concessioni, permessi di costruire). Fermo restando che la priorità assoluta riguarda la coesione sociale e l’occupazione, a fronte delle conflittualità crescenti che si potrebbero ingenerare con il perdurare della crisi economica e della costante riduzione delle risorse pubbliche diventa imprescindibile per il nostro partito definire una chiara scala delle priorità. 3) Verso un Welfare di comunità Quando la politica sembra avere smarrito la strada, c’è un solo rimedio: il contatto con la gente. La politica e le istituzioni, la scuola, il mondo dell’impresa e del lavoro, il terzo settore devono tutti svolgere il proprio ruolo, affinché a tutti i livelli possa avvenire una reale assunzione di responsabilità. Occorre mettere in campo l’iniziativa della comunità in quanto risorsa. La centralità della persona e il valore dei legami di comunità sono i fondamenti che devono sostenere queste linee di intervento. Qui, nei nostri territori lo abbiamo sempre fatto. Viviamo in una delle aree a livello nazionale ed europeo dove c’è più ricchezza e, soprattutto, dove questa è distribuita meglio. Se non ci sapremo però confrontare con le nuove sfide e aggredire i “nodi” delle trasformazioni sociali, rischieremmo di perdere questo primato. Bisogna saper innovare il nostro sistema di servizi per adeguarlo a rispondere alle nuove forme di povertà e di esclusione sociale, una politica dei servizi dettata dalla necessità di governare una realtà di fatto. Purtroppo parte delle giovani generazioni ricadono in questo “limbo” sociale che da un lato, grazie alle reti familiari e socio-assistenziali, non ricade nelle fasce di povertà conclamata, ma, d’altro canto, non ha le basi economiche per fare il “salto”: rendersi indipendenti, uscire dal nucleo familiare, costruirne uno nuovo. In questo senso il tema della casa e dell’inserimento nel tessuto sociale deve essere al centro delle politiche nazionali e locali, in uno scenario in cui, anche nei nostri territori, le reti informali di assistenza e solidarietà tendono ad indebolirsi. Occorre mantenere gli investimenti nel settore delle politiche abitative per la realizzazione dell’edilizia residenziale pubblica e convenzionata e al tempo stesso agire con strumenti convenzionali che coinvolgano soggetti pubblici e privati (Comune, Acer, Sunia, Istituti bancari) al fine di incentivare la locazione di appartamenti sfitti. Anche le politiche culturali possono e devono intrecciarsi con il percorso di modernizzazione e di crescita culturale e civile della società, promuovendo una offerta culturale articolata, plurale, che investe sui giovani e sulle proposte innovative. Una offerta culturale che valorizza la straordinaria rete associativa che anima la nostra città e che affianca le produzioni culturali che fanno impresa nel territorio. L’impegno del partito deve essere orientato alla promozione di politiche culturali pubbliche aperte alle sfide dei nostri giorni, che aiutano la creazione di una comunità più civile, più intergrata, più multiculturale. Una cultura a forte connotazione sociale, che aiuta ad affrontare senza retorica le paure dei luoghi a rischio abbandono, che coinvolge i giovani in progetti creativi e li aiuta ad orientarsi, una cultura che offre opportunità di lavoro, e che combatte lo spettro del localismo che cresce nelle società globalizzate. 4) Ambiente urbano e vivibilità La qualità dell’ambiente urbano e del nostro territorio nella sua complessità sono l’unico capitale di cui disponiamo e su cui dobbiamo continuare ad investire per poter guardare con ottimismo al nostro futuro. Attraverso la sua preservazione e valorizzazione passa una parte importante delle nostre speranze di mantenere viva e sana la nostra economia, di combattere il declino e mantenere una buona qualità della vita. La riqualificazione urbana deve essere l’asse della pianificazione territoriale e dovrà avere l’obiettivo di rendere coerente l’assetto complessivo della città creando connessioni funzionali tra le diverse aree, intervenendo sulla viabilità, privilegiando gli spazi destinati a pedoni, ciclisti, mezzi pubblici e arredo verde; la scelta fatta dall’Amministrazione comunale di incardinare lo sviluppo urbano ad un masterplan del verde va esattamente in questa direzione. Il Partito Democratico riccionese deve essere promotore di una visione integrata della città e del paesaggio capace di interpretare l’evoluzione del territorio in quanto sistema unitario nel quale le componenti ecologica e naturale interagiscono con quelle insediativa, economica, turistica e socio-culturale. Il sistema imprenditoriale ed economico possono trovare nuove possibilità di crescita grazie a soluzioni ecosostenibili e in grado di valorizzare il capitale umano e sociale. A fondamento di questa visione sistemica della produzione vi è il concetto secondo cui l’impresa competitiva e di conseguenza il territorio è quella che considera prioritari un rapporto positivo con l’ecosistema, la creazione di utilità per tutti gli interlocutori (non solo utili monetari), la corresponsabilità con gli attori del territorio nella creazione di valore. Un sistema economico attento all’ambiente ha e distribuisce più valore per il territorio. Energie rinnovabili, mobilità, gestione dei rifiuti, infrastrutture ecologiche, turismo sostenibile, gestione delle acque, bonifiche dei siti contaminati, edilizia sono i principali settori per i quali si svilupperà una forte domanda di mercato, e nei quali a Riccione si può partire in posizione privilegiata grazie alle realtà già esistenti. 5) Economia e sviluppo turistico Il turismo è una materia complessa che ricomprende attività economiche, relazioni umane, comunicazione. Le persone sono al centro delle attenzioni della città e l’attenzione all’ospitalità è il risultato finale di un complesso di azioni pubbliche e private volte a creare le condizioni perché il turista si senta abitante temporaneo del luogo. Azioni che oltre alla qualità dei rapporti interpersonali, devono essere rivolte alla qualità ambientale, all’efficienza e alla qualità dei servizi offerti e garantire un buon livello della qualità della vita complessivo. Proprio per questa sua complessità e per il suo continuo interfacciarsi con i diversi aspetti della governance, il turismo ha bisogno di innovazione, sia nelle politiche gestionali che nell’uso delle tecnologie. La condivisione della strategia di governo del territorio turistico implica uno stretto coordinamento con gli operatori privati che compongono la struttura economica dell’offerta turistica, a fianco dei quali vanno organizzati i sistemi di accoglienza, di promozione e di valorizzazione. Il problema è proprio del rapporto dentro-fuori, cioè struttura città, prodotto dell’offerta, ambiente. Di qui la necessità di creare percorsi di qualità condivisa di destinazione, con degli standard condivisi, puntando sulla convergenza pubblico-privato e sulla formazione. Il punto di forza del nostro sistema è la città ospitale, una città che ha operatori innovativi, una città accogliente e aperta tutto l’anno, un moderno e funzionale palazzo dei congressi, un lungomare di qualità, un tessuto economico ricco di imprese turistiche, una capacità di fare sistema, un’ampia ricettività alberghiera. La strategia rimane sostanzialmente questa: quella di stimolare e premiare gli operatori che offrono e investono in servizi di qualità, di favorire la riduzione dell’affollamento e della densità con politiche di destagionalizzazione e di qualità, di specializzare il territorio per aree tematiche (benessere, sport, divertimento, ecc.), di valorizzare le eccellenze dell’entroterra, le tipicità, le tradizioni, l’enogastronomia e l’artigianato di quest’area con l’obiettivo di generare nuovi flussi di turisti e nuovi interessi verso questo territorio, di assicurare viabilità, sia per garantire l’accessibilità del territorio ma anche per accrescere la vivibilità dei luoghi, perché ovviamente decongestionando l’area cittadina dal traffico delle auto si guadagna in termini di qualità urbana: maggiori aree verdi, piste e collegamenti ciclabili, parcheggi. Le città della nostra provincia sono ormai sfiancate dalla difficoltà di trovare risorse per le infrastrutture per la mobilità e per il sistema di TPL. Sarebbe il caso di compiere finalmente un serio sforzo selettivo tra i progetti sin qui proposti (TRC, SS16, ecc) per giungere ad una forte razionalizzazione e una maggiore coerenza delle reti di trasporto pubblico al fine di ridurre sensibilmente i costi di gestione. Per il movimento delle persone, la ferrovia ad alta velocità sta cambiando la geografia del nostro paese e lo snodo di Bologna accrescerà il suo ruolo di cerniera fra nord e sud, fra il Tirreno e l’asse adriatico. Un bacino turistico come il nostro non può rassegnarsi alla marginalità pensando di superare i 100 kilometri che ci separano dalla rete dell’alta velocità (cioè 30 minuti di viaggio) con progetti che non hanno nessun impatto sulla raggiungibilità delle nostre destinazioni. Per ottenere questi risultati è fondamentale la condivisione degli obiettivi di sviluppo e il coinvolgimento e l’assunzione di responsabilità dei soggetti locali, protagonisti attivi in un processo di crescita complessiva del sistema locale. 6) Servizi pubblici locali La realtà dei servizi pubblici locali nel nostro territorio e in Emilia-Romagna dimostra come questi siano fondamentale fattore di sviluppo economico, di qualità della vita, di coesione sociale e di sostenibilità ambientale. Si tratta di una realtà che nell’ultimo periodo è stata oggetto di profonde riforme e cambiamenti che, se da un lato hanno consentito il posizionamento di alcune aziende multi utility della nostra regione ai vertici nazionali ed europei in una logica di integrazione tra territori, dall’altro non hanno del tutto garantito un miglioramento nel rapporto qualità del servizio/tariffa. Per quanto concerne le aziende partecipate dal nostro comune occorre proseguire nell’opera di razionalizzazione, integrazione/fusione e innovazione che sola può consolidare qualità dei servizi e copertura dell’intero territorio, sfuggendo a logiche “difensive” e investendo su adeguate competenze e professionalità. 1) Funzionamento degli organi decisionali Premessa: Le regole che devono guidare il PD sono orientate a ridurre il numero di passaggi della delega dalla base fino al vertice, perché i troppi passaggi indeboliscono la circolazione delle informazioni e la discussione delle idee, annullando di fatto il sentimento di appartenenza politica. 1.1 Direzione La Direzione comunale promuove e realizza l’azione politica del partito, attuando le deliberazioni dell’Assemblea e adottando provvedimenti che si traducono in scelte operative e impegnative per il partito. I componenti della Direzione sono designati in parte per via elettiva e in parte per funzione; questi ultimi sono membri di diritto della Direzione. I componenti della Direzione sono designati dall’Assemblea Comunale sulla base di criteri che garantiscano la pari rappresentanza di genere, all'esigenza di un ricambio generazionale non limitato ai soli canoni anagrafici, ma di culture, esperienze, attraverso una selezione orientata alla rappresentatività di pluralità di generazioni, gruppi sociali e professionali e di una rappresentatività territoriale. Sono componenti di diritto della Direzione Comunale: - Il Sindaco - Il Capogruppo del PD in c.c. - I Coordinatori di circolo - Il Coordinatore dei Giovani democratici - La Coordinatrice del Tavolo Donne se presente sul territorio comunale - Gli eletti in assemblea e direzione nazionale e regionale del PD quando iscritti all’unione territoriale di Riccione. - I parlamentari quando iscritti all’unione territoriale di Riccione - I Consiglieri, gli Assessori regionali e provinciali quando iscritti all’unione territoriale di Riccione. La Direzione Comunale è presieduta da un presidente eletto dalla stessa che avrà il compito di convocare Il Presidente della Direzione è invitato permanente alla Segreteria su tutti gli argomenti di pertinenza e interesse della direzione. La composizione della direzione è – indicativamente – pari alla metà dei componenti della Assemblea Comunale nella parte elettiva. 1.2 Segretario Il Segretario comunale rappresenta politicamente il partito a livello comunale, ne esprime l’indirizzo politico sulla base della piattaforma approvata al momento della sua elezione. Propone alla Direzione le piattaforme politico – programmatiche sulle questioni in cui il PD nel corso del mandato è chiamato ad esprimersi, dà esecuzione alle linee politiche espresse dalla Direzione Il segretario comunale nomina una segreteria con funzioni esecutive. Il segretario, qualora lo ritenga opportuno, incarica i diversi componenti della segreteria a specifici ambiti di responsabilità per aree di lavoro (tesseramento, coordinamento forum, gestione sito, referente organizzativo, rapporti con i circoli, ecc.). Il segretario deve possedere una adeguata competenza e conoscenza del territorio ed essere capace di determinare un cambiamento positivo nella direzione del partito, nonché promuovere il rinnovamento del gruppo dirigente. Deve essere elemento di unità e di garanzia politica riconosciuta per tutto il partito e, conseguentemente, assicurare la realizzazione della mozione congressuale unitaria con l’obiettivo peculiare di superare definitivamente vecchie divisioni e stereotipi e, ancora più in dettaglio: - Nel rispetto della reciproca autonomia promuove il confronto con l’Amministrazione locale. - Si adopera per sostenere e valorizzare l’attività dei circoli e per facilitare il coordinamento tra i diversi organi del partito. - Sviluppa la formazione e coinvolge i giovani democratici nella vita del partito, garantendone ampia autonomia. - Valorizza le capacità e le competenze. In caso di primarie o strumenti analoghi per la selezione dei candidati alle cariche elettive, il segretario, è garanzia del loro corretto svolgimento e assume una posizione di imparzialità ed equidistanza rispetto ai candidati. 1.3 Articolazione territoriale e funzionamento dei circoli E’ attraverso il ruolo dei Circoli che il PD si propone di rilanciare il senso di appartenenza alla propria comunità, attraverso un rafforzamento del rapporto con il territorio capace di incoraggiare il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini. I circoli sono il luogo privilegiato e primario in cui si definiscono gli indirizzi politici del partito che troveranno la sintesi decisionale nella Direzione. I Circoli costituiscono le unità organizzative di base attraverso cui gli iscritti partecipano alla vita del partito. I circoli sono la base del radicamento nel territorio e l’ingresso principale per il coinvolgimento di nuove persone nel nostro partito. Allo stesso tempo i circoli debbono essere il luogo di un confronto vivo e continuo con gli amministratori locali nella ricerca di comuni obiettivi di lavoro e di iniziativa pur nella distinzione dei ruoli. I Circoli sono attenti ai problemi del proprio territorio e promuovono il dibattito sugli argomenti che coinvolgono l’interesse dei cittadini. Da un forte ascolto e attenzione delle istanze dei cittadini nasce il vero coinvolgimento della comunità e l’attenzione politica nei confronti del circolo. I Circoli sono le fondamenta essenziali del nostro partito; perciò è compito dell’Unione territoriale sostenerli con proposte sistematiche e continuative, con strumenti e risorse. A tale riguardo il segretario comunale sentito il tesoriere, determinerà una quota da mettere a disposizione dei diversi circoli. Ogni Circolo si organizza attraverso: Assemblea degli iscritti, Comitato direttivo, Segretario del Circolo. I segretari di Circolo costituiscono il Coordinamento dei Circoli. Tale organismo oltre a luogo di confronto e coordinamento delle iniziative, si riunisce periodicamente con il segretario comunale ed il presidente della Direzione. In forma di singolo circolo oppure in modo coordinato con gli altri circoli (tematici e territoriali) organizzano e promuovono le iniziative politiche sul territorio comunale. Il segretario di circolo individua referenti per specifiche attività o temi. Il segretario è il responsabile del tesseramento nel proprio territorio. Il segretario di Circolo provvede ad informare il segretario comunale, il presidente della Direzione e gli altri colleghi, delle iniziative politiche del proprio territorio. I segretari organizzano una capillare presenza sul proprio territorio rivalutando gli incontri “porta a porta” e individuando per questo importante compito dei referenti di zona. Ciò allo scopo di mantenere vivo e/o attivare quella modalità di ascolto e di costruzione di comunità che è alla base del nostro partito. Sito PD: fatte salve e riconosciute nel loro importante valore le autonome iniziative, deve diventare patrimonio e strumento comune il sito del PD comunale. I segretari, anche delegando tale funzione, hanno il compito di trasmettere le informazioni del proprio circolo al sito del PD. Il segretario di Circolo, pur nel mantenimento e nella garanzia della sua autonomia, ha come referenti principali nella propria attività politica, il segretario comunale, il Coordinamento dei Circoli ed il Presidente della Direzione, con i quali – in una logica di integrazione funzionale – condivide i percorsi e le iniziative politiche. Il circolo promuove ed incentiva il dialogo e la collaborazione con le associazioni che operano in campo sociale, economico e culturale, sperimentando anche nuove modalità di condivisione dei progetti. Laddove possibile le sedi del partito accolgono e/o supportano le attività di queste realtà. Periodicamente e in maniera strutturata il coordinamento dei circoli assieme al segretario incontrano gli amministratori per fare il punto sulle questioni emerse nei circoli. Per dare più incisività all’azione dei circoli e consentire una partecipazione più vasta e strutturata alla loro attività si rende necessaria una ridefinizione del loro numero e dei relativi ambiti territoriali di pertinenza. A tale riguardo si propongono ai circoli le seguenti ipotesi di riordino: A) Cinque Circoli territoriali così articolati a. San Lorenzo b. Spontricciolo - Parco c. Tre Villaggi – Paese d. Fontanelle e. Colle dei Pini B) Ulteriori eventuali circoli tematici o di genere, quali ad esempio: - Circoli tematici (sanità, economia – turismo, o altri) - Circolo Giovani PD cittadino - Tavolo Coordinamento Donne 1.4 Rapporto tra organismi: circoli / direzione / segreteria. La Direzione è organo deliberativo del partito; ma deve essere superata la prassi in base a cui tale organo tende a diventare quasi esclusivamente organo deliberativo di istanze proveniente da altri organismi del partito. A tale riguardo deve essere prevista una forte interconnessione non solo con il Segretario ma anche con i segretari di circolo, in modo tale che A questo proposito di deve ricordare che il partito non ha soltanto la funzione di mediare il consenso degli appartenenti, ma anche quello di elaborare contenuti di governo della società a partire dalle istanze che da questa direttamente provengono. In sintesi c’è una funzione regolativa che va dall’alto verso il basso (trasferimento informazioni, conoscenza dei comportamenti assunti, ecc) e c’è una funzione “creativa” che va dal basso verso l’alto (idee, proposte, risoluzioni, ecc). Quindi, una corretta gestione del partito e dei suoi organi deve prevedere un processo a doppio binario, agile, reticolare e sostenuta da un forte attivismo popolare di base grazie all’impegno dei circoli. Per una sua adeguata efficacia, l’integrazione funzionale richiede e richiama una forte attenzione al processo informativo tra i diversi organi ma anche all’interno degli stessi. A tale riguardo è necessario che tra il Segretario, il Presidente della direzione, ed i segretari di circolo si attivi un tavolo periodico di confronto affinché le problematiche siano tempestivamente portate all’attenzione della Direzione. E’ indispensabile attivare tutte le forme possibili di trasparenza e di democrazia interna in modo tale da far percepire agli iscritti di avere realmente voce in capitolo nelle scelte strategiche del partito, anche attraverso un miglior utilizzo degli strumenti informatici di cui dispone il partito, in grado di promuovere – ad esempio – anche consultazioni on-line degli iscritti, che possano fornire al partito indicazioni tempestive sulle questioni politiche. Il Presidente può avvalersi della collaborazione di alcuni componenti Analogamente, anche il Segretario, eventualmente attraverso il suo staff, provvede a diffondere adeguata informazione alla Direzione ed ai segretari di Circoli dei problemi di cui si sta dibattendo in Segreteria. Per un efficace funzionamento della Direzione deve essere prevista una verifica sulla presenza dei componenti alla Direzione comunale e di circolo; prevedendone la revoca qualora il componente assommi tre assenze ingiustificate. La Direzione, il Segretario, la Segreteria ed i Segretari di circolo si avvalgono della segreteria amministrativa del PD comunale. 2. Strumenti per la partecipazione Premessa I Forum sono uno strumento della elaborazione politico – programmatica del PD. Attraverso i Forum, il PD sostiene l’immagine di un partito aperto al contributo dei cittadini, delle realtà economiche, sociali e culturali del territorio, perciò attraverso i forum si dovrà promuovere il riconoscimento e la valorizzazione della partecipazione e del pluralismo. Innumerevoli sono i benefici che una partecipazione organizzata con metodo può produrre: innalza la qualità della progettazione politica, facilita la soluzione dei conflitti, aumenta il livello di fiducia tra cittadini e organizzazioni politiche od istituzionali, aumenta la sensibilità ai problemi degli altri; promuove la responsabilità nelle decisioni da parte dei cittadini, promuove un ciclo virtuoso che tende a ridurre le distanze tra la forma partito reale con le sue dinamiche e processi decisionali e la struttura valoriale che disegna la cornice ideale del partito nuovo. 2.1.Forum tematici. Possono essere costituiti forum tematici di livello comunale o, in accordo con altre Unioni comunali e provinciali, forum di livello corrispondente. I forum si prefiggono la libera discussione, la partecipazione alla vita pubblica, la formazione degli elettori e degli iscritti al partito ed il coinvolgimento dei cittadini nell’elaborazione di proposte programmatiche. I Forum producono materiali utili alle decisioni e all’iniziativa politica del PD. La partecipazione al Forum è aperta a tutti le cittadine e cittadini. I partecipanti, qualora lo accettino, vengono registrati nell’Albo degli elettori del partito. I Forum sono costituiti su mandato della Segreteria la quale individua i pertinenti argomenti. E’ compito della Segreteria organizzare ed assicurare il libero funzionamento dei Forum. I materiali prodotti dai Forum, saranno consegnati alla Segreteria, per le opportune valutazioni. Per un efficace funzionamento dei Forum, è fondamentale che essi siano sostenuti, che ne sia data ampia informazione e che sia incentivata la libera partecipazione dei cittadini. Gli uffici amministrativi della sede del PD, sono a disposizione per il necessario supporto tecnico. 3 Giovani, Formazione e selezione dei gruppi dirigenti. Premessa Le nuove generazioni fanno fatica ad affermarsi nel nostro paese. La classe dirigente del nostro paese è la più vecchia e, per contro, abbiamo la quota più elevata di inoccupazione giovanile di tutto l’occidente. La classe politica italiana è in Europa, quella più stabilmente e per più tempo insediata nei luoghi di potere e direzione della cosa pubblica, complessivamente più orientata a gestire il consenso, e dunque a conservarsi, piuttosto che a concepire e attuare l’innovazione e dunque a rinnovarsi. Alla radice dello stallo in cui si trovano i giovani c’è una società chiusa, poco dinamica, che non cresce. I giovani hanno poca fiducia nella politica e nelle istituzioni, perché negli ultimi anni hanno ricevuto da chi ha governato solo incertezze e precariato. La politica non si occupa di quello che pensano i giovani e la distanza che li divide continua a crescere. Le promesse non mantenute, gli scandali, l’opportunismo, i giochi di potere, queste sono le ragioni per la quale regna lo scetticismo tra le nuove generazioni che sono diventate il soggetto escluso da una politica e una cultura nate e cresciute in un mondo parallelo all’universo giovanile. Il cambio generazionale che ancora stenta anche nel nostro partito deve essere percepito come un ricambio epocale. Ma il ricambio generazionale da solo non basta perché sono necessarie idee forti per garantire comportamenti corretti affinché riemergano, e progressivamente si rafforzi, quella base ideale e valoriale che ha motivato l’impegno politico delle generazioni precedenti. Rendere la società più aperta e dinamica, e insieme più giusta, deve essere il primo obiettivo del PD. Un PD che propone un patto tra le generazioni con l’obiettivo di formare una nuova classe dirigente. Parlando di Giovani c’è un ulteriore elemento che merita di essere tenuto in considerazione. Esso riguarda la specifica vocazione delle giovani generazioni ad essere sintonizzate con l’innovazione, con il cambiamento, con le trasformazioni anche repentine che la nostra società quotidianamente offre. Le giovani generazioni che aderiscono al PD sono per la stragrande maggioranza estranee a tutte le fratture e le divisioni ideologiche che avevano separato le culture del riformismo italiano nel secolo scorso. I giovani sono figli del loro tempo, concepiscono la mobilità e la comunicazione in termini diversi da quella degli adulti. 3.1 Formazione: Oggi Una formazione seria indirizzata principalmente alle nuove generazioni di politici che li renda protagonisti dei processi decisionali e programmatici del partito. Si intende perseguire l’obiettivo di formare una classe dirigente matura, critica, autonoma, innovativa, competente; in una parola nuova, in grado di rendere questo nostro paese più aperto e dinamico. 3.2 Ricambio generazionale Il concetto di partecipazione è un principio fondamentale del nostro partito. In tale contesto occorre criticamente ripensare ai criteri di selezione della classe dirigente, avendo una costante attenzione al ricambio, evitando il più possibile le dinamiche del passato che hanno contribuito a promuovere una classe di dirigenti politici di mestiere, con ciò riducendo il necessario turn over. Attenzione al ricambio deve significare una forte attenzione alle competenze, alle capacità, al merito delle persone, non limitando il dibattito a una mera questione anagrafica. E’ importante che per favorire il ricambio e per far prevalere la meritocrazia sia tenuto nel dovuto conto l’opportunità della rotazione degli incarichi politici elettivi, di partito o negli organismi di secondo livello. Inoltre, nella determinazione degli incarichi di qualsiasi livello di responsabilità dovrà essere valutato il curriculum formativo, professionale e politico. Queste azioni, se operate con trasparenza, faciliteranno la ricomposizione di quel clima di fiducia tra la politica ed i cittadini. Il PD di Riccione si impegna a scegliere i propri dirigenti sulla base di criteri di qualità. Competenza, merito, esperienza e rinnovamento, quali elementi irrinunciabili per la costruzione della futura classe dirigente. 3.3 Circolo Giovani Democratici. Il PD istituisce un Circolo Giovani PD di ambito comunale a cui è riconosciuta ampia autonomia. Per le regole di funzionamento si richiama quanto scritto a proposito dei circoli. Il Circolo promuove azioni politiche anche con l’intento di avvicinare i giovani alla politica ed al partito, valorizzando l’attenzione all’ascolto delle loro esigenze. Promuove corsi di formazione e occasioni di incontro ed iniziative aggregative di tipo sociale e culturale. Gli è riconosciuta ampia autonomia e sostegno finanziario. 4. Rapporto tra il Partito e l’Amministrazione Gli organismi del Partito (Segreteria, Direzione, Circoli) devono tornare ad essere il luogo ove le scelte e le politiche delle Amministrazioni si discutono, si condividono, si affinano; pertanto, per un efficace rapporto tra partito e A.C. è necessario attivare un processo informativo costante e tempestivo con le istituzioni. Il processo, come anche in altra parte richiamato deve essere bidirezionale: partito verso istituzioni e viceversa. Un corretto rapporto tra Partito ed Amministrazione poggia le fondamenta sul rigoroso e puntuale rispetto del programma di governo. Pertanto, è indispensabile un costante confronto riguardo alla verifica sull’attuazione del programma. Integrazioni o significative variazioni programmatiche devono prevedere un preventivo confronto politico. Più forte e strutturato sarà il partito, più incisiva e rispondente ai bisogni della comunità sarà l’attività amministrativa. Il partito è il luogo del confronto politico, ove le idee che danno sostanza al governo della città prendono forma. Si deve strutturare un circolo virtuoso A.C., Segretario, Direzione, Circoli, prevedendo momenti strutturati, coordinati e calendarizzati, non escludendo un tavolo permanente composto da: Sindaco, Segretario, Presidente di Direzione e Segretari dei Circoli ( o un loro rappresentante). La ridefinizione del rapporto tra politica e azione amministrativa deve partire dal riconoscimento della reciproca autonomia. Il partito esercita questa autonomia con una adeguata organizzazione votata alla partecipazione dei militanti e degli elettori, che sia in grado di esercitare una capacità di elaborazione politica autonoma sui temi principali che riguardano la nostra città. Rafforzare l’autonoma elaborazione politica del Partito consente di limitare la tendenza degli amministratori di rivolgersi al partito per risolvere problemi politici, salvo essere poi autoreferenziali nelle scelte. Nella concretezza, occorre una forte collaborazione tra partito e amministratori eletti affinché sia assicurata una frequente e costante presenza degli amministratori sul territorio, radicando la consapevolezza che l’attività amministrativa trae linfa vitale dal rapporto con i cittadini. I circoli organizzano la loro attività promuovendo costantemente la presenza degli amministratori nei quartieri e avendo cura di non limitare la presenza degli eletti solo al quartiere di residenza. E’ interesse sia del partito sia degli amministratori fare in modo che questo confronto sia intenso e, per quanto possibile, anche personalizzato. La sede del partito è a disposizione di consiglieri ed amministratori per favorire la promozione di questo dialogo. Gli eletti sono tenuti a corrispondere a queste aspettative con un rapporto impostato sull’ascolto, confronto ed il rendere conto. 5. Trasparenza e incompatibilità In relazione alle modifiche statutarie approvate dall’assemblea nazionale del 21 – 22 maggio e che hanno modificato alcuni criteri di ineleggibilità e incompatibilità per l’assunzione di incarichi politici, e introdurranno criteri più vincolanti per l’attuazione del Codice Etico e la tracciabilità delle spese elettorali e dell’ entrata di risorse, il PD di Riccione ottempererà rigorosamente alle norme statutarie e propone un tempestivo adeguamento degli statuti territoriali, accompagnandola ad un’ampia informazione agli iscritti ed agli elettori delle rigorose norme etiche che regolano la vita del nostro partito.
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